domenica 4 novembre 2012

mercoledì 24 ottobre 2012

Piccoli artisti crescono: Max Ernst e il frottage

Quando eravamo bambine noi (i mitici anni ’90) c’era un gioco da tavola il cui protagonista era Topolino che vestiva i panni di un investigatore: si chiamava Topomistery e se ce lo avessi ancora giuro che ci giocherei! 

L'immagine proviene da http://xoomer.virgilio.it/fradibel/topomistery.htm
Era divertente ma i casi da risolvere non erano poi molti e io ci giocavo spesso quindi, quando fu evidente che partivo decisamente - diciamo - avvantaggiata rispetto agli altri partecipanti, il gioco fu abbandonato con mio sommo dispiacere. 
Tuttavia, tra i metodi di ricerca del colpevole a disposizione dell’investigatore, ce n’era uno che mi aveva particolarmente affascinata, che mi torna in mente spesso, e che solo molti anni dopo ho scoperto non essere un’invenzione di Topolino: il frottage!
Nella scatola del gioco, infatti, c’erano delle monete rosse sulle quali erano impresse, in rilievo, le impronte digitali dei presunti colpevoli: la loro rilevazione, per poterle osservare da vicino e confrontarle con quelle lasciate sul luogo del crimine, prevedeva che si poggiasse un foglio di carta sopra la moneta e con una matita si ripassasse più e più volte fino a vederla comparire nitidamente. 
Insomma: pare che prima di Topolino c’avesse già provato un tipo, un tale Max Ernst :)
La tecnica del frottage consiste proprio nello sfregare con una mina o un altro mezzo, un foglio sovrapposto ad una superficie ruvida (come un tronco o della tela); i risultati sono questi:


Io c’ho voluto riprovare e trovo che sia una tecnica carina da far sperimentare ai bambini, soprattutto se si propone questa attività durante una gita o un pic-nic: sarà divertente imprimere sulla carta la forma di foglie, tronchi di vari alberi o altro. Non trovate?

A presto,
Laura

sabato 6 ottobre 2012

Bartek Elsner

Le fotografie che vedete qui sotto sono ciò che la rete restituisce alla ricerca sul designer tedesco Elsner e la sua collezione "Paper stuff", sorprendenti opere di cartone...




Questo è il link al sito dedicato alla collezione: http://www.bartek-elsner.de/paperblog/ in cui è possibile vedere fotografie di dettaglio e ottenere informazioni aggiuntive laddove le opere siano state realizzate su commissione.

martedì 22 maggio 2012

Laurie Lipton

A volte l'arte ti fa sognare, immaginare, ricostruire con la mente posti che non hai mai visto, o che vedi sempre ma mai da quel particolare punto di vista. Vedere il volto di persone che non conoscerai mai.
A volte staresti ore davanti ad un dipinto, o una scultura, un disegno. A volte l'arte ti attrae.

A volte, invece, l'arte ti terrorizza. E ti respinge.



Tutte le immagini di questo post provengono da Google

Questi sono i disegni dell'artista statunitense Laurie Lipton. E sono decisamente inquietanti.
Questa qui sotto, forse, lo è più di tutte:



Sul sito dell'artista (http://www.laurielipton.com) è possibile vedere tutte le opere e leggere la sua biografia.

E pensare che per fare tutto questo basta solo una matita...

lunedì 7 maggio 2012

Viaggio nello spazio

Ecco qui la locandina per il prossimo appuntamento con la nostra associazione:


Vi aspettiamo!
Francesca, Laura, Valeria

sabato 5 maggio 2012

Musica per i nostri occhi


In occasione della mostra dedicata alle Avanguardie Russe (Roma, Museo dell’Ara Pacis dal 5/04 al 2/09 2012) viene qui presentata un’opera del grande artista russo Kandinskij chiamata Mosca. Piazza Rossa, che può essere considerata come il simbolo di un percorso espositivo, assolutamente consigliato, in cui protagonisti assoluti sono i colori e l’energia che sono in grado di trasmettere.

                                                        L'immagine è presa da Google

Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde.

Questa frase contiene tutta la poetica di Vasilij Vasil’evich Kandinskij, uno dei pittori più importanti dell’Astrattismo, nato a Mosca il 4 dicembre del 1866. Nelle grandiosi opere realizzate nel corso della sua vita, un elemento spicca più degli altri: il colore. Esse sono vere e proprie esplosioni cromatiche, ove il disegno, e soprattutto le figure, cedono sempre più il passo a rappresentazioni che si basano solo sulla potenza del colore per raggiungere degli obiettivi ben precisi: le corde dell’anima. Il colore consente infatti di esercitare un influsso diretto sull’anima e dipingere, per Kandinskij, non voleva dire rappresentare il mondo così come lo si vede, poiché in tal modo l’unico senso ad essere stimolato è la vista, con l’effetto di provocare delle reazioni nello spettatore puramente superficiali e di breve durata. Per colpire l’anima non servono le forme che appartengono al mondo del visibile, ma occorrono i colori. L’arte, per Kandinskij, doveva comunicare spiritualità e per farlo bene era necessario abbandonare la rappresentazione realistica del mondo. Dipingere era per Kandinskij un’arte simile alla musica poiché entrambe trasmettono emozioni senza rappresentare la realtà; l’unica differenza sta nei mezzi dato che il musicista compone le note, mentre l’artista ha a disposizione i colori e le forme. L’opera qui presentata, chiamata Mosca. Piazza Rossa e risalente al 1916, contiene tutta la poetica di Kandinskij; seppur non venga completamente abbandonato l’uso della forma, sono infatti riconoscibili anche se semplificati le torri del Cremlino, edifici e figure umane, cioè che colpisce maggiormente sono proprio i colori, intensi e non casuali, dato che ognuno di essi era associato da Kandinskij ad un particolare significato e ad uno specifico strumento musicale; il giallo ad esempio è pieno di energia ma privo di profonde emozioni ed è associato ad una tromba, il rosso è caldo, vivace, intenso ed è paragonato al suono di una tuba, il blu è il colore del cielo, è profondo e associato al suono del violoncello. Sono questi i colori maggiormente visibili in quest’opera, vera e propria musica per i nostri occhi.

domenica 15 aprile 2012

Mark Powell

Seguendo questo link

http://markpowellartist.com/

potrete visitare il sito dell'artista londinese Mark Powell che raccoglie una gran quantità delle sue opere, tutte realizzate a penna su vecchie buste da lettere. Affrancate e spedite!
Le opere originali sono in vendita sul sito e nella descrizione dell'opera c'è anche la data a cui far risalire la spedizione della busta.
Ad esempio il ritratto di uomo (secondo a sinistra dall'alto nell'immagine qui sotto) con la maglia a collo alto e il cappello, è stato ritratto con una biro Bic su una busta del 1950.
Affascinante, no?

L'immagine è presa da Google

sabato 14 aprile 2012

storiAttiva

Ecco il prossimo appuntamento dell'Associazione Pop Arte!



La locandina contiene tutte le informazioni di cui avete bisogno per raggiungerci, ma per qualsiasi chiarimento non esitate a contattarci.
Vi aspettiamo,
Francesca, Laura e Valeria

mercoledì 11 aprile 2012

Enzo Fiore - Genesi: i miti della storia

Il vantaggio di fare una coda chilometrica per vedere una mostra iper-pubblicizzata è che ti da la possibilità di guardarti intorno mentre aspetti; potresti anche arrivare a notare un enorme cartellone posto accanto a quello rosso, più familiare, che ti invita ad entrare per vedere una seconda esposizione.

Al Complesso del Vittoriano fino al 27 maggio sarà (anche) possibile vedere le opere dell’artista milanese Enzo Fiore (qui le notizie biografiche: http://www.continiarte.com/enzo-fiore.html). Dal titolo Genesi: i miti della storia, l’esposizione ospita un buon numero di ritratti che hanno reso noto l’artista e alcune opere scultoree.

Si tratta di opere stupefacenti, che si offrono ad una “doppia lettura”: dalla media distanza colpiscono per i contrasti; sfondi monocromi su cui i ritratti sono tracciati con diverse sfumature di uno stesso colore. Ma avvicinandosi ci si accorge che la materia usata per campire è… viva. O meglio, lo è stata.




Radici, terra, foglie e poi cavallette, farfalle, blatte, scarafaggi. Vale la pena di soffermarsi ad ascoltare l’intervista all’artista proiettata in prossimità dell’entrata (o dell’uscita, seguendo il percorso); si potrà vedere con i propri occhi come lavora un artista nel proprio studio, come si muove e come organizza le sue giornate e gli strumenti del suo mestiere. Vedrete con quale cura Fiore conserva quegli animali dai quali fuggiremmo se dovessimo incontrarli nel bel mezzo di un picnic, ma che nelle sue opere ci portano a volerci avvicinare con tutto il corpo, con la faccia ad un centimetro dalla tela.
Interessanti tanto quanto i ritratti, o forse di più, le tele che riproducono alcune opere d’arte tra le più conosciute.


Le immagini sono tutte prese da Google

La mostra, come se non bastasse, è gratuita. Quindi, senza indugi, è davvero il caso di visitarla.

venerdì 6 aprile 2012

Il miracolo dello schiavo secondo Tintoretto

In occasione della mostra dedicata a Tintoretto presso le Scuderie del Quirinale di Roma (25 febbraio - 10 giugno 2012) sono qui riportate alcune osservazioni su un'opera esposta, ma generalmente conservata presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia, chiamata il Miracolo dello schiavo, realizzata per la Scuola Grande di San Marco e risalente al 1548.


Miracolo dello schiavo - L'immagine è presa da Google

Incredulità, stupore, meraviglia…. Quali altre reazioni si potrebbero provare di fronte ad un miracolo? In effetti la folla protagonista dell’evento esprime perfettamente tutto ciò grazie a un’intensa gestualità, una profonda espressività ed a una disposizione dei personaggi che, meravigliati da quanto stanno assistendo, si dispongono intorno ad un personaggio chiave della storia: uno schiavo. Ma è San Marco, mostrato in volo, con la veste mossa dal suo movimento e una luce divina che gli circonda il capo, il vero protagonista, l’autore del miracolo grazie al quale lo schiavo, in procinto di essere martirizzato proprio per aver venerato le reliquie del Santo, viene reso invulnerabile alle torture a cui viene sottoposto: rottura delle gambe e accecamento. Il tutto è superbamente realizzato da un grande artista, Jacopo Robusti detto Tintoretto (1519-1594), Il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura’ come lo definì Giorgio Vasari.
Figlio di un tintore di panni di origine lucchese, Tintoretto è stato uno dei più grandi e vivaci pittori veneziani della seconda metà del Cinquecento, ed è proprio grazie a tale opera d’arte, risalente al 1548, che riceve la sua consacrazione come protagonista della scuola locale. Venne realizzata per la Scuola Grande di San Marco, la sede di una confraternita di Battuti, così definiti poiché alcuni di essi praticavano la flagellazione, dediti all’assistenza e alla beneficenza e soprattutto alla gestione di ospedali, insieme ad altre opere come il Trafugamento del Corpo di San Marco (1562-1566). La figura di San Marco, martirizzato nella zona di Alessandria sotto l’imperatore Traiano (53-117), è fortemente legata alla città di Venezia, sin da quando  le sue reliquie furono qui portate intorno all’ 828 da due mercanti della città divenendo il suo Santo Patrono, sostituendo San Todaro.
Il Miracolo dello schiavo racchiude tutte le peculiarità dello stile del Tintoretto; i colori, in particolar modo, appaiono vivaci e tutta la composizione si basa proprio su di essi,  richiamando quella ricchezza cromatica caratterizzante la tradizione della scuola veneta.  La corposa stesura riesce quasi a farci immaginare i materiali di cui sono costituite le vesti, modellate da un intenso chiaroscuro. I corpi appaiono monumentali, caratterizzati da torsioni e muscolature esaltate da intensi movimenti  ed evocano quella "maniera moderna"che richiama la pittura di Michelangelo.

mercoledì 21 marzo 2012

Autoritratto molle con pancetta fritta

Dallo scorso 9 marzo e fino al prossimo 1 luglio al Complesso del Vittoriano sarà aperta al pubblico una mostra dedicata all'artista spagnolo Salvador Dalì.
Oggi dedichiamo alcune righe ad una sua opera, conservata a Figueres (in Catalogna) nella Fondazione Gala - Salvador Dalí.: Autoritratto molle con pancetta fritta dipinto nel 1941.

Autoritratto molle con pancetta fritta - L'immagine è presa da Google
"Ho sempre visto quello che gli altri non vedevano; e quello che vedevano loro io non lo vedevo".
Con queste parole probabilmente Dalì intendeva fermare ogni tentativo di far emergere da questa opera d'arte una possibile lettura; ma forse è proprio questo il senso del suo soft self portrait, un'opera che dovrebbe rappresentare un autoritratto ma che in realtà mostra un involucro che non permette di esplorare l'interiorità dell'uomo, spesso espressa proprio dal viso di ciascuno.
E' un immagine anti-psicologica così come viene definita da Dalì, "il guanto di me stesso", poiché invece di dipingere l'anima si concentra sull'esteriorità, l'involucro appunto, che cela il nostro mondo interiore. Ma è un involucro commestibile, proprio come la pancetta posta accanto ad esso, ma allo stesso tempo anche putrefatto, così come è indicato da piccole formiche che impietose cingono i bordi della bocca e degli occhi.
L'artista diviene cibo della propria epoca, nutrendo di prelibatezze la stessa.

domenica 18 marzo 2012

Una piccola sorpresa!

Oggi  sul sito de La Stampa è stato pubblicato un articolo (a questo link: http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/393946/) in cui si legge che, a causa di agrofarmaci e pesticidi, le farfalle si sarebbero dimezzate negli ultimi 6 anni circa.
Allora ti senti davvero fortunata ricordando che, solo pochi giorni fa, questo esserino è venuto a farti visita sul balcone di casa tua...

 Bellissima, vero?

mercoledì 29 febbraio 2012

Particolari


Benché sia decisamente più grande del precedente, probabilmente passa altrettanto inosservato: vi siete mai chiesti cosa ci facciano enormi pubblicità del tipo che vedete qui sotto sulle facciate degli edifici su cui sono montati dei ponteggi?

Piazza di Spagna

Ma ve lo diciamo noi! J
Dunque, si tratta di sponsorizzazioni e sono disciplinate dall’articolo 120 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che racchiude le leggi attualmente in vigore in materia di beni culturali. Funziona pressappoco così (citiamo a braccio, il che è davvero molto professionale. Si si.): un’impresa pubblica o privata (nel caso della fotografia qui sopra, la catena d’abbigliamento H&M) finanzia un’iniziativa relativa alla tutela (in questo caso il restauro della facciata) o alla valorizzazione del patrimonio culturale in cambio del cosiddetto “ritorno d’immagine” che gli permette di promuovere il proprio nome o il marchio.
E’ evidente, quindi, come questo accordo sia positivo sia per l’impresa che per lo Stato (o chi possiede o detiene il bene oggetto dell’intervento): i costi per l’intervento di restauro non graveranno sulle casse pubbliche e la catena d’abbigliamento si sarà assicurata una pubblicità di notevoli dimensioni in una delle piazze più importanti di Roma.
Geniale, no?

giovedì 23 febbraio 2012

Particolari

Queste immagini inaugurano la rubrica "Particolari", nella quale abbiamo pensato di pubblicare alcune fotografie scattate (da noi) per la città a piccole cose su cui, a volte, lo sguardo non cade. 




La scultura raffigurante Gesù del gruppo “Il battesimo di Gesù” a Ponte Milvio, per esempio, è il posto che un gruppetto di vespe ha scelto per fare il nido!
Un grazie speciale alla nostra amica Reflex.

E poi, dopotutto, rimaniamo in tema: proprio ieri sera una persona saggia ;) ricordava che "la fotografia è arte" e qui si fa proprio questo!

sabato 11 febbraio 2012

Storia dell'arte? Che bello!


Ci siamo passati un pò tutti, noi studenti di storia dell'arte. Abbiamo quell'aria tra il serio e l'estremamente svagato che le persone ci riconoscono da lontano. E allora, il tempo di una veloce stretta di mano, che subito domandano: "Ma tu che fai?".

Allora noi ci teniamo sempre a precisare: "Intendi nella vita?". No perché se magari siamo in un pub, o al bar, allora magari quello che facciamo è bere. O mangiare noccioline.

E loro: "Si, nella vita".

UnoDiNoi: "Beh, studio, principalmente. Storia dell'arte.".

Loro: "Storia dell'arte???", con gli occhi sgranati di quelli che NO. Non ci credono che c'è gente che ancora studi la fantomatica Storia dell'Arte :)

E allora aggiungono le due parole che, accompagnate allo stupore manifestato poco prima, ci fanno girare gli occhi come nell'Esorcista. Loro dicono: "Che bello!".

Ché a nessuno verrebbe in mente di dire a un ingegnere, per dire, o a un economista: “Che bello!”.

Ma si, certo, è bello. "E' bello" per noi, soprattutto, poiché abbiamo scelto di studiare ciò che ci piace e interessa, ciò che ci emoziona, senza farci ossessionare dal pensiero che a tutti voi che ci guardate da fuori, appare scritto in un enorme pannello elettronico che vi compare sulla faccia quando ci parlate: "MA QUANDO MAI TROVERAI UN LAVORO?".

In anni in cui ci sono pochissime possibilità di trovare un lavoro sicuro e a lungo termine, noi abbiamo avuto il coraggio di dedicarci anima e corpo allo studio di questa disciplina, che ci ha fatto passare notti insonni su enormi, molto complessi, libri e d’accordo che “hanno le figure” ma, vi assicuriamo, non sempre sono letture leggere! Perché, si, studiamo moltissimo. Che voi ci crediate o no. E spesso è no. E lo sappiamo.

A diciannove anni è difficile capire di cosa ti vuoi occupare per il resto della tua vita, e infatti ogni anno le aule dove si svolgono le lezioni del primo anno sono stracolme, e tu, seduto sul pavimento gelido pensi: “Ma che ho fatto di male per non meritarmi neanche una sedia?”. Tuttavia man mano, il gruppo si restringe sempre più, finché a tagliare il traguardo saranno solo gli studenti davvero determinati spinti da qualcosa che hanno dentro…

Si chiama PASSIONE, è amore. E noi siamo innamorate dell’arte.